mercoledì 19 luglio 2017

UNITI PER L’ ALTERNATIVA SICILIANA A SINISTRA!




Chiaccherata con Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista

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Quella che viviamo a sinistra in Sicilia è una fase delicata quanto stimolante.
La sinistra, forse per la prima volta, prova a muovere dalla realtà territoriale, senza il prevalere di ragionamenti rapportabili a equilibri lontani.
La sinistra isolana, o meglio buona parte di essa, è impegnata realmente a tentare di fare sintesi.
L’occasione concreta è offerta dal prossimo rinnovo del Parlamento Siciliano e dalla contestuale elezione del Presidente della Regione.
Il processo d’avvicinamento che vede insieme movimenti, il partito della Rifondazione comunista, il Partito Comunista Italiano, Risorgimento Socialista ,l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana, settori della sinistra sindacale è una esperienza di rinnovamento nell’azione che potrebbe avviare davvero una nuova stagione a sinistra invertendo un trend logoro muovendo stavolta dai Territori siciliani e non da esigenze irradiate da un centro elaborativo e/o geografico.
La proposta che essi stessi sin qui hanno sintetizzato definendola Alternativa Siciliana di Sinistra dispiace, però,  a molti, a partire dal Pd, per poi arrivare a quelle realtà che hanno rifiutato l’unità a sinistra sino a certo mondo neo-sovranista e al sicilianismo classico.
Sull’argomento abbiamo voluto sentire il nostro caro compagno Fabio Cannizzaro,49 anni, docente di Lettere, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista ed espressione coerente della tradizione socialista federalista siciliana.

D - Fabio, quella che sostenete sembra un’alleanza abbastanza irrituale per voi socialisti?

R – Solo apparentemente. Del resto avrebbe ben poco senso guardare alla realtà siciliana d’oggi con le categorie politiche del passato. Oggi che in Sicilia cresce la povertà mista alla sfiducia nella politica, verso certa “politica politicata” è chiaro per noi socialisti di sinistra siciliani collaborare a definire le condizioni possibili di un’Alternativa all’esistente che venga sviluppata da sinistra. Ecco il perché del nostro posizionamento.

D - Taluni sostengono che non raggiungerete il quorum che la vostra sarebbe una mera battaglia di testimonianza, cosa rispondi a costoro?

R – E’ un vecchio leit motiv, quello ovvero di “etichettare” forze d’alternativa come la nostra come testimoniali, residuali e/o radicali. Sin dall’inizio ci attendevamo “analisi” di questo tipo, ciò che semmai mi fa riflettere che alcune di queste “critiche” vengono da settori della stessa sinistra. Imputo ciò ad una logica di competitività che costoro avrebbero dovuto e potuto superare. Prendo atto che così non è stato.  
Ciò significa, in concreto, che oggi, in Sicilia, esistono due idee, due prospettive che si richiamano alla sinistra. Una la nostra  d’Alternativa e un’altra più presa dal gioco degli equilibri, dei tatticismi siciliani e no. Tocca alle donne, agli uomini di sinistra di Sicilia decidere quale progetto di sinistra vogliono sostenere e vedere rappresentato al Parlamento siciliano dal 6 novembre prossimo.

D – E’ notorio il tuo impegno federalista come lo coniughi con quello dell’Alternativa Siciliana di Sinistra?

Niente di più facile e naturale, anzitutto il programma sociale ed elettorale della Alternativa Siciliana di Sinistra è un programma che stiamo elaborando in modo realmente aperto e plurale e dentro questa “cornice” ha trovato, da subito,  attenzione e rispetto l’idea di una Alternativa che partisse dai Territori, dalla realtà siciliana, ciò ha permesso, in assoluta discontinuità , che la sinistra tornasse a parlare della centralità dell’Autonomia siciliana in chiave di strumento per l’emancipazione di tutti i siciliani e non solo di ristrette èlite politico-burocratiche. In tale chiave fondamentale è la nostra proposta di portare a soluzione la Questione Siciliana, che sai è sempre stato il cavallo di battaglia della lotta di noi socialisti federalisti.



D – Ponete quindi un rapporto diretto tra Autonomia e Questione Siciliana?

R- E’ ovvio che sia così e lo facciamo da sinistra. Noi riteniamo l’Autonomia, e in particolare quella economico-finanziaria, lo strumento cardine per un cambiamento popolare in Sicilia, per la Sicilia, tuttavia l’autonomismo in sé non basterebbe a determinare questa trasformazione serve che lo strumento si metta al servizio di un processo ampio, coordinato che miri a portare a soluzione l’insieme di questioni sociali, economiche, politiche ed istituzionali che noi chiamiamo Questione Siciliana. Ecco qual è il rapporto.

D – Questa vostra prospettiva è avvicinabile a quelle parallele dei neo-sovranisti e dei sicilianisti – indipendentisti ?

R – Direi che l’equivoco non è possibile, a meno che non si usino le generalizzazioni come armi politiche per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Mi spiego meglio. Rispetto ai neo-sovranisti le nostre analisi sono diverse e diverse, senza ombra di dubbio, sono le premesse e quindi le soluzioni e i modi per ottenerle. Quanto al mondo sicilianista la loro analisi, di fatto, privilegia, di fatto, quasi esclusivamente il dato “nazionale” e pone  l'indipendenza come tesi di scuola e rinvia ogni riflessione sul dato sociale ad un domani futuro e affida ogni ipotesi di sviluppo per l’Isola alle virtù palingenetiche di una Zona Economica Speciale (Z.E.S.) che, oggi diversamente dal periodo che andava dagli anni ’60 ai ’90 del secolo scorso, finirebbe solo per favorire e arricchire il grande capitale finanziario, con la sua evidente portata neoliberista,  sbilanciando irreversibilmente una già traballante economia siciliana. 
Ecco i motivi per cui noi siamo alternativi sia alle solite proposte di destre, centristi e Pd ma anche alle cosiddette “alternanze”. Serve invece, cambiare scenario, serve l’Alternativa autocentrata e popolare che noi andiamo a rappresentare.

D – A tuo giudizio qual è oggi l’emergenza più importante da affrontare in Sicilia e se vincerete cosa farete per risolverla?

R – Ovviamente è il lavoro la vera assoluta emergenza. In questa prospettiva se dovessimo vincere le elezioni opereremmo per fare intervenire virtuosamente la Regione come centro di programmazione economica per il tessuto produttivo dell’Isola. Porremmo questioni come quelle della riconversione ecologica dell’economia e delle produzioni isolane, favoriremmo, senza tentennamenti, la produzione agricola , contrastando però, più e meglio, le infiltrazioni mafiose, favoriremmo l’impiego di uomini e risorse nel settore del riciclaggio virtuoso dei rifiuti. Sono, ovviamente, solo alcuni esempi. Tuttavia per ottenere tutto ciò occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso tutt’altro che sconfitto e che minaccia il futuro economico ed etico di tutti i siciliani onesti.

D-  Mi sembra naturale chiederti: cosa ne pensi dei Cinquestelle?

R – Non provo ne ho mai provato acredine per loro ma neppure penso che  possano rappresentare un concreto, duraturo cambiamento. Detto ciò credo sia giusto giudicarli per le scelte fatte,  che sino a questo momento non sono state, nella mia ottica, particolarmente interessanti.
Tuttavia rappresentano, in Sicilia,  anch’essi, a modo loro, una voglia di cambiamento forte.

D – In conclusione perché i socialisti siciliani dovrebbero scegliere di votarvi all’interno di questa alleanza e non orientarsi verso il PSI o altri succedanei simili?

R – Semplice, perché noi in coerenza, senza ripudiare nulla rappresentiamo la coerenza degli ideali socialisti, che non si alleano con i centristi, con le destre come è recentemente successo
Noi siamo socialisti, orgogliosi d’esserlo, in una coalizione in cui siamo riconosciuti e stimati proprio per questo. Ecco perché i compagni e le compagne socialiste in Sicilia dovrebbero votare per i nostri candidati dell’Alternativa Siciliana di Sinistra.



Franco Nizza

giovedì 29 giugno 2017

SIAMO SOCIALISTI SICILIANI E PER QUESTO LOTTIAMO!


A SINISTRA,PER I SICILIANI, PER I LORO DIRITTI, SENZA REMORE, E SENZA TATTICISMI!

La nostra presenza politica di socialisti federalisti siciliani è avvertita da taluni non come una ricchezza per la sinistra, per il socialismo, ma, semmai, come una sorta di “esoticità”da riconoscere o stigmatizzare a seconda delle varie contingenze tattiche.
È questo un orientamento che né accettiamo né avvalliamo da qualunque settore politico e/o personalità venga.
Siamo e restiamo profondamente convinti, infatti, che una posizione socialista di sinistra, oggi, in Sicilia, non possa e non debba prescindere da una attenta valutazione della centralità della Questione Siciliana e dallo studio delle sue possibili soluzioni.
Ben sappiamo che il nostro posizionamento attira le incomprensioni  di taluni e tuttavia è più che mai importante che su questa linea noi non si accettino compromessi o diluizioni.
Del resto la posta in gioco è così alta che prescinde dalle nostre beghe e chiama in causa non solo il futuro del socialismo e della sinistra bensì quello stesso dei diritti di chi in Sicilia vive e opera. Serve che ognuno di noi sappia e voglia assumere, in scienza e coscienza, l’onere e l’onore di sostenere i propri più intimi convincimenti.
Nel nostro caso si tratta di sostenere, senza remore, un modello di socialismo democratico, autogestionario e pluralista che riconosca e affronti, appunto, in un’ottica di sinistra, la Questione Siciliana; questione in sé non risolvibile né sovrapponibile, anche se simile, a quella Meridionale.
Non è del resto la stessa origine del socialismo siciliano intrisa, impregnata di questo inprinting federalista?
Pensiamo al movimento popolare dei Fasci siciliani dei lavoratori.
 Detto ciò i motivi, però, che debbono e possono spingere molti a sostenere la nostra prospettiva vanno ricercati più che altro nel presente e nel futuro.
Appare a molti evidente che si combatterà nella prossima legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Parlamento siciliano, uno scontro, lo scontro, forse, definitivo tra due concezioni antitetiche di Sicilia.
D’un canto appare sempre più evidente, spregiudicata la “gioiosa macchina da guerra” del neocentralismo centrista e tendenzialmente destrorso che vorrebbe mettere fine all’esperienza autonomistica, accusandola di tanti, anzi di tutti i mali ed errori perpetrati da certa partitocrazia decadente  di cui loro sono stata parte né piccola né politicamente innocente.
Dall’altro vi è un fronte, anch’esso eterogeneo, non unito né particolarmente ampio, che, per analisi e motivi diversi, difende lo Statuto, la “statutarietà” della Sicilia.
In questo settore, con una posizione ben dichiarata, ci poniamo noi socialisti federalisti di sinistra.
A scanso d’equivoci il nostro punto di vista non è né vuole essere equiparato all’analisi, oggi, offerta dal sicilianismo latamente inteso.
Diversamente da costoro noi pensiamo che la Questione Siciliana pur comprendendo in sé, come negarlo, anche una componente identitaria, nazionale, non sia soltanto una questione “nazionale” ma semmai un grumo complesso, inestricabile di questioni storicamente stratificate, nel tempo, conglobando in sé dati istituzionali, culturali, economici, politici e sociali
Detto ciò considerare la Questione Siciliana esclusivamente una questione nazionale porterebbe, in concreto, alla sua erronea valutazione impedendone, di fatto, la concreta, possibile soluzione.
Ciò non significa che noi si neghi la necessità, seria, solidale e socialmente sostenibile, di una utile, possibile riconsiderazione dell’assetto statuale della forma Stato Italia ma non in un’ottica meramente “nazionalista” che non affronti, per risolverle, le tante implicazioni sociali.
Chiarito ciò la nostra posizione è oggettivamente,invisa a molti, visto che non solo noi offriamo, da sinistra, un’analisi dell’Autonomia che pone essa in parallelo, a fianco della Costituzione, come presidio nell’Isola di spazi di democrazia e partecipazione, ma la offriamo, senza gelosie, all’intero corpo della sinistra siciliana che lavora per un’Alternativa di sistema rispetto ai modelli continuisti e neocentralisti oggi incarnati dal Pd e, in ultimo, dal “crocettismo” come sua declinazione tattica.
Non ci stranizziamo, dunque, se anche compagni che stimiamo, talvolta, sparano a palle incatenate contro le nostre posizioni.
 Se umanamente dispiace comprendiamo bene, però, la “ratio” politica  che li muove e/o ispira.
La nostra azione minaccia, di per sé, al di là dei nostri meriti oggettivi, di “inceppare” il “meccanismo”, messo in moto, che mira,appunto, nella prossima legislatura, a liquidare, meglio se senza clamore, l’attuale Costruzione autonomista sostituendola, per sottrazione, con qualche pletorico, quanto vuoto succedaneo placebico.
Noi che tutto siamo tranne che tacciabili di velleitarismo o estremismo rischiamo con la nostra azione di rendere evidente ciò che dovrebbe restare nella penombra della politica “politicata” palermitana e romana.
Ecco alcuni dei motivi per cui non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro punto di vista, alle nostre analisi, appunto, perché schiettamente siciliani ed ancorati ad una realtà sociale, umana che non si riprenderebbe dalla sottrazione odiosa di diritti che seguirebbe allo “scippo” statutario e che ci ricaccerebbe  in un nuovo, perverso ciclo politico-sociale di dipendenza neocolonialista.
Ecco perché non accettiamo compromessi, accomodamenti.
E del resto,se accettassimo siffatti accomodamenti che socialisti saremmo mai?

Sempre Avanti!


Fabio Cannizzaro

martedì 20 giugno 2017

PER L’ALTERNATIVA, PER UNA SICILIA EQUA, PER UNA PROPOSTA SICILIANA A SINISTRA!



Come socialisti di sinistra e convinti federalisti avvertiamo la necessità di recuperare rappresentanza politica alla sinistra isolana. E’ tempo di esprimere  socialmente ed istituzionalmente una reale alternativa, di scelte e metodi, rispetto ai modelli vigenti di governo dell’Isola.
Il fallimento evidente, conclamato dell’attuale esperienza di governo regionale dimostra, di fatto, l’incapacità del PD siciliano, che di questa è stato sostenitore e paladino, a pensare e soprattutto realizzare modelli alternativi rispetto alle usuali logiche di potere. Noi vogliamo, invece, offrire alle siciliane, ai siciliani, una Alternativa nella società come anche nel Parlamento siciliano.
Nel fare questo, come socialista di sinistra, avverto la necessità di dire che questo processo deve passare anche per una comune, condivisa autocritica rispetto agli errori compiuti dalla sinistra siciliana tutta.
Voltare pagina, superare divisioni, dissidi e non per un generico amore di bottega ma perché dobbiamo avere coscienza che la sinistra, in toto, va ripensata, riarticolata.
Le vecchie nostre divisioni, lecite, lasciano il tempo che trovano se rapportate ai reali, processi politici, economici e sociali che rischiano di schiacciare e umiliare i lavoratori, la gente che noi ambiamo a rappresentare.
Dobbiamo restituirci e restituire all’iniziativa di sinistra un solido collegamento con la realtà, con i bisogni del nostro elettorato tradizionale.
 Tutto ciò in Sicilia significa avere un progetto per l’Isola e ben comprendere quali possono essere le “leve” per realizzarlo.
In tal chiave ritengo che lo strumento possa essere, in continuità con la migliore tradizione della nostra gauche, il rilancio dello strumento autonomistico non come strumento di privilegio ma come occasione di sviluppo sociale e di soddisfacimento dei bisogni e diritti di tutti i siciliani.
 In tal chiave la nostra iniziativa deve esser volta non solo o non tanto a difendere, tout court, lo strumento statutario ma attraverso esso a risolvere, l’annosa , inaffrontata Questione Siciliana.
Dobbiamo avere la capacità politica e la dirittura etica di affrontare organicamente le ragioni profonde, variegate del non sviluppo dell’Isola.
E’ troppo facile attribuire il malo sviluppo solo alla mafia, ad un generico squilibrio interno o peggio a una sorta di antropologica incapacità dei siciliani a gestirsi. Non è così!
Le cause sono antiche, strutturali e strutturate ed essendo legate al peculiare divenire della nostra realtà richiedono soluzioni vocate che non ci separino o escludano dalla realtà del nostro tempo ma che finalmente incidano sul nostro GAP sociale.
Detto ciò è evidente che noi guardiamo ad una Sicilia altra, alternativa, antimafiosa, solidale, centro del Mediterraneo e centrale per un processo di pacificazione dell’intera area.
Noi guardiamo ad una Sicilia dove il lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori siano al centro dell’iniziativa politica.
Noi pensiamo ad una Isola sempre meno isolata che sappia però fare tesoro delle sue energie e tradizioni. Ecco per cosa io come coordinatore regionale di Risorgimento Socialista sono impegnato, ecco perché noi siamo impegnati a favorire, senza risparmiarci, un’alleanza unitaria a sinistra  sociale prima elettorale poi, che porti l’Alternativa, nei modi sopraindicati, al governo della Sicilia.

Se così non fosse se prevalessero i rachitismi, le gelosie, gli abitudinarismi allora ci condanneremmo tutti all’inessenzialità sociale e politica e regaleremmo il futuro della Sicilia alle vecchie e  nuove destre (vedi PD), al consociativismo, al governo di quel blocco immarcescibile di potere che vuole riproporsi nuovamente al “di-governo “ della nostra Isola. Possiamo permetterlo?


Fabio Cannizzaro 

lunedì 24 aprile 2017

IL VOTO FRANCESE E LA NECESSARIA RIORGANIZZAZIONE DELLA SINISTRA D’OLTRALPE

Abbiamo chiesto al compagno Fabio Cannizzaro, esponente del socialismo di sinistra siciliano, di commentare per il nostro blog i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi.

Buona Lettura!





Il voto di domenica 23 aprile per il primo turno delle elezioni presidenziali francesi offre a sinistra più di qualche occasione di riflessione. I risultati dei candidati di sinistra (Mélenchon, Hamon ma anche Poutou e Arthaud) assommano al 27,9% del corpo elettorale francese e tuttavia questa “somma” in sé, oggi, non ha alcun valore politico.
A urne chiuse con la stabilizzazione del dato elettorale, è più che mai il momento di riflettere non solo su quello che potrà o vorrà fare Mélenchon ma più in generale sulle scelte che è chiamata a fare l’intera sinistra francese. Si pone, ora, in tutta la sua rilevanza il tema del rapporto tra Mélenchon e Hamon che è poi il tema dei rapporti a sinistra in Francia.
A scanso d’equivoci devo scrivere che, diversamente da altri, io non credo, non ho mai creduto, che la situazione francese abbia o possa avere ricadute concrete sulla realtà politica italiana né che questa esperienza possa rappresentare un “paradigma” politico nella nostra Penisola.
Ero e resto convinto,invece, che le scelte che matureranno in seno alla gauche francese peseranno non poco sul futuro assetto del socialismo del Vecchio Continente.
Nello sviluppare questa breve riflessione credo sia necessario partire da Benoît Hamon , candidato presidenziale del PS francese, che ha ottenuto un ben magro 6,3%.
Sarebbe miope ed ingeneroso addossare il fallimento elettorale del partito socialista francese solo al candidato Hamon, anzi a ben vedere molte delle giuste critiche mosse al PSF non sono per nulla addebitabili al giovane candidato socialista che ha rappresentato all’interno dell’organizzazione socialista d’Oltralpe una sincera ma tardiva inversione di tendenza e linea.
Data per scontata la solidarietà elettorale “repubblicana” dei socialisti francesi al ballottaggio per Macron, resta tutto da affrontare il tema dei rapporti a snistra. Cosa accadrà ora in seno al PSF? Sarà Benoît Hamon a guidare il viatico post-voto di ciò che resta del PS dopo la sconfitta elettorale? Sono domande lecite che chiamano in causa la necessità, dopo lustri e lustri, di un nuovo, diverso “rassemblement” per e della sinistra d’Oltralpe.
Vorrà il socialismo francese mutare linea politica, superare quel filo-liberismo di cui il PSF, con Hollande e tanti altri dirigenti, si è fatto espressione e strumento? Il PS francese si autoriformerà? Lo farà anche oltre l’attuale articolazione? Domande tutte lecite a cui, al momento, nessuno è in grado di dare risposte né di prevedere quali saranno gli sviluppi interni al partito dei socialisti francesi. In attesa che le compagne e i compagni socialisti determinino e sviluppino i loro ragionamenti è e resta importante comprendere come il compagno Mélenchon, in forza del suo successo del 19,6%, modulerà le sue prossime mosse politiche. Saprà “capitalizzare” politicamente questo risultato, proiettandolo a sinistra oltre lo steccato delle diverse appartenenze?
Comunque la si pensi adesso la “palla” è nel campo di Mélenchon e, del resto, nessuno può negare che spetti a lui, in questa fase, dettare i temi dell’agenda politica a sinistra in Francia.
In questo processo Mélenchon saprà e vorrà includere anche il resto della sinistra francese, quella rappresentata elettoralmente , in queste elezioni, da Philippe Poutou e da Nathalie Arthaud e loro, a loro volta, sapranno fare sintesi?
La riconosciuta capacità politica, nelle prossime settimane, sarà messa alla prova dei fatti, come anche le diverse sinistre socialiste saranno chiamate, a loro volta, a offrire una sponda all’iniziativa di Mélenchon. L’obbiettivo è e resta quello di trovare una credibile, duratura sintesi politica ed organizzativa. Il processo si avvierà? Riuscirà? Lo vedremo a breve.
Resta poi da tenere nel giusto conto, a mio avviso,da sinistra,  un altro dato, ed è quello evidente di una destra estrema che elettoralmente oggi raccoglie in Francia non solo il 21,53% della Le Pen bensì un più ampio28,93& sommando insieme a quello della Le Pen il risultato (pari a quello del PSF) di Dupont-Aignant e quelli più modesti di Asselineau e di Cheminade. Tutto ciò significa che quasi il 30% dell’elettorato francese ha radicalizzato a destra il proprio voto. Se poi aggiungiamo a questo il voto centro-conservatore arriviamo ad un mera sommatoria di ben il 48,84%. Sono numeri, gli uni e gli altri, che hanno il loro peso politico e che una sinistra seria non può e non deve ignorare, oltre e al di là del prossimo risultato nella sfida al ballottaggio tra Macron e la Le Pen.


Fabio Cannizzaro

martedì 17 gennaio 2017

LA SINISTRA ISOLANA PUO’, DEVE RIPARTIRE DAI BISOGNI SOCIALI…

Nel particolare si riconoscono  da sinistra: Antonello Longo, Fabio Cannizzaro, Turi Lombardo, Tommaso Lima e Antonino Gulisano, fuori dall’inquadratura di questa foto l’On. Erasmo Palazzotto, di cui pubblicheremo, a mo’ di venia, altre foto.


…PER CONTRASTARE SPINTE ANTIPOPOLARI E POPULISTE E DEVE FARLO IN NOME DEI DIRITTI DEI SICILIANI ONESTI.


E’ stata ieri pomeriggio, malgrado l’inclemenza del tempo, una di quelle rare, sempre più infrequenti occasioni in cui a Sinistra, da Sinistra si discute, senza remore e/o cesure, sul presente e sul futuro possibile dei Siciliani e della Sicilia. Ed è appunto quanto è accaduto ieri nella suggestiva cornice dell’ex Regia Fonderia grazie a Risorgimento Socialista.
La posizioni emerse erano diversificate nelle tattiche ma sostanzialmente concorde è stata, invece, l’analisi sociale e politica della stagione odierna, una delle meno esaltanti della nostra realtà siciliana. 
Ha moderato i lavori il compagno e giornalista Antonello Longo, che ha portato all’uditorio le scuse per le assenze giustificate di Massimo Rella di Sicilia Bene Comune e di Sonia Spallitta del Partito della Rifondazione Comunista. 
Assenze che non sottraggono attenzione al dibattito nei suoi dichiarati, successivi step.
L’intervento di Fabio Cannizzaro ha focalizzato l’attenzione sulla necessità per la sinistra, per una sinistra che voglia essere creduta e credibile di presentarsi unita, pur nella sua pluralità. 
E’ questa del resto, sin dalla sua nascita, la posizione di Risorgimento Socialista, che non ritiene inconciliabile lavorare per la rinascita di un soggetto socialista militante e parimenti contribuire, senza remore, con la propria cultura e tradizione di socialisti, alla riarticolazione di una presenza di sinistra in Sicilia, in Italia ed in Europa.
Apprezzato per l’analisi offerta anche l’intervento di Tommaso Lima, che a nome di Futuro a Sinistra della Sicilia, ha riflettuto, anche egli con generosità, sul presente e sulle prospettive utili e necessarie per una azione collegiale a Sinistra.
Appassionato e anche critico l’intervento fatto a nome del sodalizio di “Socialismo Oggi” dall’On. Turi Lombardo che ha parlato del ruolo, della presenza dei socialisti in un contesto quale quello attuale rivolgendo un’appello alla consapevolezza delle radici.
Leonardo D’angelo, poi, a nome dell’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana –xQS ha riflettuto sulle necessità dell’unità a sinistra raccordandole appunto alla Questione Siciliana, intesa come originale declinazione della Questione Meridionale di cui è quota parte pur senza essere tout court sovrapponibile. D’Angelo ha ben sposato, infatti, il monito di Fabio Cannizzaro, coordinatore di Risorgimento Socialista, che poco prima aveva parlato della necessità sociale di sposare una difesa della Autonomia statutaria, quale concreto strumento di difesa dei diritti dei Siciliani onesti contro forme di simonia,malavitosità e/o mafiosità.  Particolarmente apprezzato è stato poi l’intervento dell’On. Erasmo Palazzotto che ha analizzato il quadro d’insieme in cui si dibatte la sociaetà siciliana e con essa la sinistra. Sono inoltre intervenuti Antonino Gulisano per Risorgimento Socialista e ha portato un saluto da Priolo in rappresentanza dei socialisti del PSI di quel comprensorio, il giovane e appassionato Christian Bosco.
Una particolare menzione va al pubblico presente, attento, appassionato e convenuto da diverse parti della Sicilia a testimonianza che quando si discute insieme , senza “lenti colorate” di Sicilia, futuro e Sinistra l’attenzione è viva e vigile. 
Erano presenti, infatti, cittadini tra i cittadini, molti di essi compagni tra i compagni, giornalisti,sindacalisti, militanti ed intellettuali.
L’iniziativa si è poi conclusa con un prossimo arrivederci per proseguire  a discutere e riflettere insieme nello “spirito di Palermo” , per l’appunto, ieri sperimentato e foriero di utili spunti.


LIBORIO SCIACCA

domenica 8 gennaio 2017

COME POTREBBERO CAMBIARE LE “FAMIGLIE” POLITICHE EUROPEE?



La notizia politica di oggi è che Beppe Grillo invita i cinquestelle a votare on line sul posizionamento del movimento in Europa. E pone nette quanto inattese ai più tre alternative:
a) restare nel gruppo dell’ EFDD all’Europarlamento ( dove i cinquestelle si trovano, ad oggi,  unitamente all’Ukip di  Farage) 
b) congiungersi all’Alliance of Liberals and Democrats of Europe in sigla,ALDE
c) andare nel GRUPPO MISTO.
Vi risparmieremo i moralismi e le facili giaculatorie sui posizionamenti in Europa dei cinque stelle; ciò che vorremmo qui analizzare è il quadro delle cosiddette “famiglie politiche” nel caso che i militanti cinque stelle scegliessero l’opzione ALDE.
I cambiamenti negli equilibri di forza interni alle “famiglie” politiche europee sarebbero in parte mutati e, in ogni caso, riconsacrerebbero come ha tenuto a dichiarare lo stesso Grillo i “liberali” come “la terza forza politica al Parlamento europeo“.
Tutto ciò finirebbe per creare se possibile una ancor maggiore confusione in seno al Parlamento europeo. A nessuno sfugge e meno che meno a noi che il PES, il Partito del Socialismo Europeo, da tempo ha occupato il “campo” del liberalismo e anzi si è spinto oltre assumendo la rappresentanza del neoliberismo tout court.
Il ritorno sulla scena dei “liberali” con l’afflusso dell’ampio “plotone” dei cinquestelle verrebbe a porre una serie di questioni politiche non indifferenti all’interno dei paludati equilibri parlamentari e politici europei. Vedremo cosa i militanti dei cinque stelle sceglieranno, resta per noi socialisti autonomi e di sinistra di Risorgimento Socialista la necessità di riflettere ancor più prontamente su come sia possibile restituire rappresentanza al socialismo in Europa sia nel perimetro UE che no.
Da tempo sosteniamo di concerto a settori del socialismo spagnolo che sia tempo di separare i destini del socialismo organizzato, militante da quelli delle pattuglie parlamentari che hanno conquistato il PES trasformandolo in una ridotta di quel fallimentare “socialismo blairiano” sconfitto dalla storia e rifiutato dai socialisti, con i testa quelli del Regno Unito.
La nostra proposta è di creare una nuova rappresentanza per il Socialismo in Europa che il compagno Cannizzaro a mo’ di sintesi ha definito EUROSOCIALISMO.
Sarebbe tempo anche a seguito del rimescolamento provocato dalla proposta grillina e dal successivo esito che il loro voto interno provocherà che anche le sinistre socialiste ed  i socialisti liberi dall’ipoteca del blairismo, pensassero a coordinarsi, organizzarsi dato che le nostre analisi, le nostre posizioni, lo scriviamo con piena onestà intellettuale, non trovano piena rispondenza, ad oggi, né nel PES né in quella di quell’ altra famiglia politica europea che è l’EUROPEAN LEFT.
In attesa che Grillo faccia la sua mossa, sarebbe bene che noi socialisti pensassimo ad una comune posizione per l’Europa libera dalle ipoteche neoliberiste in cui si dibatte il PES.


LIBORIO SCIACCA

giovedì 17 novembre 2016

IL NOSTRO APPELLO



Il socialismo di sinistra può e deve rifiutare, la diffusa ma non prevalente, tentazione di ridurre e trasformare il socialismo in un movimento che guarda indietro ad una passata, presunta “età dell’oro”.
Dobbiamo e possiamo invece lavorare, nel presente per il futuro, a rideterminare da socialisti una diversa e quindi nuova proiezione alternativa di sinistra, che sappia d’un canto superare il “politicantismo” e dall’altro dimostrare concretamente che un’alternativa al neoliberismo capitalista è possibile in Italia, in Europa e nel Mondo.
Per questo progetto si spende Risorgimento Socialista, per questo progetto siamo mobilitati noi socialisti autonomi, federalisti e di sinistra in Sicilia, forti della nostra tradizione.
Diversamente , ad esempio, dal PSI nenciniano noi non siamo come loro allineati e  dipendenti dal PD ma lavoriamo, invece, quotidianamente,tra mille difficoltà, per restaurare il rapporto diretto con la società , con il mondo del lavoro, con le fasce sociali più deboli.
Questo nesso è per noi fondamentale, imprescindibile e si lega al porre in agenda politica, nella nostra ottica socialista, finalmente anche  la soluzione della Questione Siciliana, parallela eppure storicamente e socialmente diversa, altra dalla più generale Questione Meridionale.
Sono tutti questi e altri ancora i motivi che ci hanno spinto a schierarci, dal primo momento, senza tentennamenti, per il NO al referendum sulle cosiddette “riforme” costituzionali.
Noi difendiamo la nostra Costituzione per cui i socialisti, la sinistra hanno dato un contributo sostanziale e con essa, essendovi stato integrato, difendiamo, anche, il nostro Statuto d’ Autonomia regionale, che per dirla con le parole di Leonardo Sciascia era è e resta “un ottimo strumento caduto in pessime mani”.
Ti invitiamo se credi nei valori del socialismo a schierarti con noi, per ritornare a fare sentire la voce del socialismo a sinistra in difesa dei cittadini, dei lavoratori contro ogni arbitrio, sopruso e/o mafiosità in Sicilia come altrove.

Socialismo Sempre!

Fabio Cannizzaro
Coordinatore Siciliano

di Risorgimento Socialista