giovedì 29 marzo 2018

ECCO PERCHÉ SOSTENGO LE LISTE DELLA FLC CGIL



Da socialista impegnato a sinistra, da convito assertore di una necessaria, reale riaggregazione della sinistra non ho mai sottovalutato il necessario, fondamentale rapporto che esiste tra iniziativa politica, azione sindacale e conquiste sociali.
Questa interconnessione è, per il mio modo di intendere la società, i rapporti sociali fondamentale. In questa prospettiva è tutt’altro che secondaria la mia scelta di cercare di trovare rappresentati nel mondo del lavoro questi valori ed ideali.
In questa linea appare fondamentale la scelta di quale sindacato, di quale “modello” di relazioni sindacali e/o contrattuali vogliamo sostenere o rappresentare.
Appare, quindi, naturale, in base a ciò che io penso, rivolgermi a quel sindacato, a quella confederazione che, per me rappresenta, storicamente, pur non senza errori o titubanze, più e meglio, la mia idea di lavoro, di scuola, di società. Questa realtà per me è la FLC che è parte fondamentale della CGIL dato che si avvicina di più alla mia tradizione politica e di valori.
Scendendo, poi, nel concreto, alle prossime elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie saremo tutti chiamati ad essere coerenti a noi stessi essendo l’attuale fase cruciale per il futuro dell’istruzione e quindi del Paese. Preso coscienza di tutto ciò è chiaro, perciò, che ogni scelta produrrà necessariamente effetti su cui costruiremo o meno le nostre future scelte.
Scegliere la FLC CGIL è, pertanto, qualcosa di tutt’altro che casuale o accessorio. Si tratta di scegliere quali sistemi di relazioni sindacali vogliamo affermare per il nostro futuro lavorativo e anche per il sindacalismo scolastico. Chiarito ciò è altrettanto evidente che esistono poi comunque  diversi modi di stare e/o sostenere la FLC CGIL.
Personalmente credo che la CGIL tutta, oggi, rappresenti una delle rare organizzazioni dove è possibile ancora stare in modo dialettico e se serve, perché no, critico, se utile o necessario. Tutto ciò è ancora più vero se pensiamo all’attualità del dibattito che si sta sviluppando, al momento, in FLC CGIL sulle dinamiche legate alla firma del nuovo CCNL.
Sono emerse, è dato pubblico, valutazioni diverse, sul merito e il senso, del nuovo contratto sia normativamente che economicamente.
Tutto ciò rende forse meno incisiva la FLC CGIL?
Io penso di no, anzi considero che sia l’esatto contrario, sono, da sempre, infatti, profondamente convinto che un confronto reale anche serrato ci renda più forti ed incisivi.
Avrei del resto meno fiducia in una organizzazione dei lavoratori monolitica, che non è in grado di sviluppare, al suo interno, ragionamenti di senso e prospettiva concreti.
Si possono, infatti, nutrire dubbi o personali valutazioni su come meglio si doveva o poteva concludere la trattativa contrattuale, ma mai ritengo, in FLC, in CGIL, i compagni e le compagne, anche i più critici, mai accetteranno che il confronto si trasformi in una messa in accusa della “buonafede” dei dirigenti, cioè di coloro che assumono su di sé, per l’organizzazione, l’onere di rappresentare i bisogni, le aspirazioni dei lavoratori della conoscenza attraverso l’azione sindacale.
Sono, queste solo alcune delle considerazioni che mi sento di condividere qui con voi e che rendono, spero con immediatezza il senso del perché della mia scelta di sostenere la FLC CGIL sia in chiave organizzativa che elettorale.
Comprendo, anche, che questa mia presa di posizione se sarà apprezzata da taluni compagni sarà non compresa o osteggiata da altri e tuttavia la assumo, in linearità, con le mie idee, valori e scelte.  
Comunque la si pensi è a tutti evidente che i lavoratori, in particolare, della conoscenza, vivano una stagione particolare, iniziata con l’imposizione della “buona scuola” che ha finito per vedere colpevolizzare la categoria dei lavoratori della scuola e segnatamente gli insegnanti.
Come cittadini e lavoratori vicini o iscritti alla CGIL e alla FLC, da tempo, in molti abbiamo preso atto, di questo stato di cose che ha ricadute reali, quotidiane sulla qualità della vita di noi tutti come individui e lavoratori.
Chiederci cosa è possibile fare per contrastare queste “dinamiche” indotte significa in buona sostanza operare democraticamente, sindacalmente nel campo dei rapporti, delle relazioni sindacali, riconquistando attraverso la contrattazione, sia generale che collettiva, spazi, perduti e nuovi, di agibilità democratica per il lavoro.
In CGIL, ed è la sua forza, esistono, nella continuità sindacale di categoria e confederale diverse “sensibilità” capaci di fare sintesi. L’appello che mi sento di rivolgere, attualmente, è quello a scegliere e votare in occasione delle elezione per il rinnovo delle RSU della prossima seconda metà di aprile per le liste della FLC CGIL .
 Ciò anche perché è necessario rafforzare un sindacato, fatto dai lavoratori, dai loro bisogni, che sia credibile, forte, democratico quanto autorevole.
In Italia, nel comparto istruzione questo sindacato, nel nostro tempo, è e può essere credibilmente solo la FLC CGIL; l’unica organizzazione sindacale di categoria in grado di svolgere una serena valutazione di valori, bisogni, interessi e necessità e di essere critica con se stessa senza remore o unanimismi.
Questa forza, frutto della partecipazione, garantisce non solo o tanto gli iscritti FLC e CGIL ma l’intero sindacato nella e della scuola e con questo i suoi lavoratori.
Per farlo occorre, però, irrobustire sempre più la struttura dell’azione della FLC.
Si può partire per farlo solo dalla capillare presenza negli Istituti del Paese, presenza che può e deve essere garantita da noi uomini e donne, colleghi del comparto che ci impegniamo, che ci impegniamo in tal senso.
Una stagione difficile ci attende, non deludiamoci e portiamo avanti l’insegna di un sindacato partecipato, solidale di lotta e proposta insieme alla FLC CGIL!

Fabio Cannizzaro

giovedì 28 dicembre 2017

ALZIAMO LA BANDIERA DEL SOCIALISMO PER RESTITUIRE POTERE AL POPOLO



CONVERSAZIONE CON FABIO CANNIZZARO, MEMBRO DELL'ESECUTIVO NAZIONALE E COORDINATORE REGIONALE SICILIANO DI RISORGIMENTO SOCIALISTA.


PALERMO - Alle prossime elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento gli elettori troveranno  "Potere  al Popolo". Un'aggregazione politica che ambisce a rappresentare una novità  a sinistra. Noi de "Il Socialista Siciliano" ne parliamo, in questo scorcio di fine anno, con una nostra vecchia conoscenza, Fabio Cannizzaro, coordinatore  regionale e membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista.

***

D - Fabio, strana "collocazione" la vostra. Cosa ci dici?

R - Strana, dici? Sinceramente credo che sia la più  coerente al nostro essere socialisti  di sinistra. È  forse più  coerente per dei socialisti marciare alla coda di PD e LeU? Non credo! Noi con i nostri valori, idee e principi seguiamo l'insegnamento di Pietro Nenni e stiamo dalla parte di chi ha meno, da quella dei lavoratori. Per questo, sin dall'inizio, abbiamo partecipato e partecipiamo a "Potere al Popolo".

D - Vi collocate nell'area della sinistra radicale?

R - Noi ci collochiamo a sinistra. Nel Paese di "radicali" ci sono solo i bisogni inevasi, le necessità  sociali disattese.
Noi, con orgoglio, invece, rivendichiamo, da socialisti, di stare a sinistra senza se e senza ma. Volontariamente lontani da fallimentari quanto fantasiose ipotesi di futuri centrosinistra. Un orizzonte che è poi lo stesso fallimentare dei governi Renzi, Gentiloni e delle loro maggioranze politiche e parlamentari che tanti danni hanno fatto nel Paese.

D - Perché, a tuo avviso, un elettore dovrebbe scegliere e votare "Potere al Popolo".

R - Presto detto. Al netto di simpatie, pregiudizi, generalizzazioni "Potere al Popolo"rappresenta una vera novità,  forse l'unica, di questa prossima tornata elettorale.
Tanto, per troppo tempo, a sinistra,  si è discusso, senza reali conseguenze, sulla necessità di una riorganizzazione  a sinistra.
Finalmente, adesso, grazie anche allo slancio iniziale dei compagni, delle compagne di "Je so' Pazzo", collettivi,  associazioni, movimenti, sindacati, piattaforme, partiti sono tornati prima a parlarsi e poi a lavorare insieme.
Novità  nella novità è  anche l'incontro, tutt'altro che casuale, tra il meglio degli eredi militanti delle due grandi tradizioni del Movimento Operaio di questo Paese: socialisti e comunisti.
Un rivedersi, un ripararsi, un ritrovarsi che aveva avuto già  un primo avvio in occasione delle ultime, recenti elezioni regionali siciliane e che ora si rafforza, amplia e fortifica.

D - Socialisti e comunisti insieme, condizioni pre 1921?

R - Sono paragoni fantasiosi che si prestano solo a voli pindarici di poco costrutto. Il passato è  passato. I 97 anni, che a breve, ci separeranno dallo "strappo" di Livorno, riguardano un'epoca e condizioni politiche irripetibili. Non chiediamo e non offriamo abiura di sorta. Oggi, invece, serve un'unità d'azione a sinistra, tra noi, reale, concreta, politicamente fraterna, a partire dalla lotta alle subalternità,  alle sudditanze, alle prepotenze, per un reale contrasto della povertà,  del bisogno, della disoccupazione, dello strapotere dell'egoismo capitalista. Per dire insieme, forte No alla guerra, alle neo-militarizzazioni, alla mafia, al degrado etico e civile.

R - Molti affermano, però,  che non raggiungerete il quorum minimo per entrare in Parlamento. Cosa rispondi loro?

D - È  questo un vecchio vezzo della "politica politicata". Si prova ad accreditare, una indimostrata poiché  indimostrabile, inutilità  di un voto alternativo. Spiace che, al momento, ad usare questi argomenti vetero destrorsi siano soggetti che fanno capo al cosiddetto centrosinistra.
Forse dipende dal fatto che si sentono minacciati da "Potere al Popolo" che rende superato il loro solito tentativo di quadrare il cerchio.

D - Cosa ti aspetti, in concreto, da queste elezioni?

R - Un buon risultato e poi l'avvio di un percorso  comune libero da tatticismi, furbizie,  personalismi e leaderismi. Abbiamo l'occasione di determinare una novità  da sinistra,  figlia di una reale discontinuità nelle prassi politiche. Noi socialisti  di sinistra ci siamo e ci saremo a sostenere, anche oltre il momento elettorale, questo processo.
Una proiezione questa che guarda al futuro, pronta a confrontarsi con altre esperienze di sinistra europee ed internazionali. Dobbiamo, possiamo insieme essere capaci di affrontare temi spinosi ma indifferibili come quelli  del recupero, da sinistra, della sovranità  economica e quindi politica secondo la nostra "ratio" costituzionale.

D - Temi da poco...

R - Sono nodi strutturali su cui noi socialisti  di sinistra di R.S. riflettiamo da tempo. Dovresti ricordare, Liborio, ad esempio, che noi aderiamo convintamente, e per nulla pedissequamente, alla Piattaforma  di EUROSTOP, in coerenza con il nostro condividere elaborazioni socialiste di sinistra come quelle di Lafontaine, Corbyn, Tapias, Martinez ecc...

D - In conclusione, avete avviato un percorso...

R - Sì,  i  socialisti di sinistra di Risorgimento Socialista sono tornati ad esprimere, in continuità  ideale, una presenza politica organizzata che ha avuto nella storia di questo Paese precedenti importanti ed illustri con ricadute evidenti sulla democrazia e la sua declinazione in tutto il Paese . Oggi possiamo dire : NOI CI SIAMO E STIAMO A SINISTRA!

LIBORIO SCIACCA

domenica 19 novembre 2017

IV EDIZIONE PREMIO ANTIMAFIA “FRANCESCA SERIO”: PREMIATI I CONIUGI AGOSTINO
















Ieri a Sant’Agata di Militello nella suggestiva cornice del Castello Gallego si è svolta la quarta edizione del premio antimafia “Francesca Serio”. 
Dopo i preganti saluti tutt’altro che rituali del Sindaco di Sant’Agata di Militello, Dott. Carmelo Sottile e dell’Assessore alla cultura, Avv. Melinda Recupero i relatori e l’uditorio hanno avuto modo di riflettere con sincera attenzione e partecipazione sul fenomeno mafioso con uno sguardo tutt’altro che casuale alla realtà nebroidea. In tale chiave pregnanti sono stati gli interventi del dirigente del locale Commissariato di P.S. , Dott. Daniele Manganaro come anche l’apprezzato intervento audio, in diretta,  del ex magistrato Antonio Ingroia e quello dello scrittore Luciano Armeli Iapichino.
La manifestazione voluta e organizzata sin dalla nascita dal Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione” è stata partecipata da un pubblico attento ed ha visto susseguirsi in un crescendo sotto la guida e moderazione di Franco Blandi dell’associazione “URIOS” interventi di spessore come quelli di Giuseppe Foti della FAI, del presidente ANAAM, Linda Grasso, nonché ovviamente del Presidente del Circolo Socialista Nebroideo  Indipendente “Italo Carcione”, prof. Fabio Cannizzaro che ha ricordato in un breve excursus storia e senso dell’iniziativa.
Il premio è stato assegnato quest’anno alla signora Augusta Schiera e al sig. Vincenzo Agostino, genitori del poliziotto Antonino Agostino e suoceri di Ida Castelluccio, massacrati da mano mafiosa il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini. 
La cerimonia di premiazione è stata toccante  e per le testimonianze accorate quanto attente dei due premiati e anche perché a premiare la signora Schiera Agostino era presente Angela Manca, anch’essa madre coraggio, di Attilio Manca anche lui caduto per mano mafiosa.
Infine la serata è stata allietata da un breve intermezzo recitato e cantato coordinato dal giornalista ed animatore culturale Nino Vicario e dal contributo musicale di Francesco Guerrera e Salvatore Franchina apprezzatissimo dai presenti.

La manifestazione si è conclusa con un arrivederci  alla prossima edizione.

mercoledì 19 luglio 2017

UNITI PER L’ ALTERNATIVA SICILIANA A SINISTRA!




Chiaccherata con Fabio Cannizzaro, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista

 ***

Quella che viviamo a sinistra in Sicilia è una fase delicata quanto stimolante.
La sinistra, forse per la prima volta, prova a muovere dalla realtà territoriale, senza il prevalere di ragionamenti rapportabili a equilibri lontani.
La sinistra isolana, o meglio buona parte di essa, è impegnata realmente a tentare di fare sintesi.
L’occasione concreta è offerta dal prossimo rinnovo del Parlamento Siciliano e dalla contestuale elezione del Presidente della Regione.
Il processo d’avvicinamento che vede insieme movimenti, il partito della Rifondazione comunista, il Partito Comunista Italiano, Risorgimento Socialista ,l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana, settori della sinistra sindacale è una esperienza di rinnovamento nell’azione che potrebbe avviare davvero una nuova stagione a sinistra invertendo un trend logoro muovendo stavolta dai Territori siciliani e non da esigenze irradiate da un centro elaborativo e/o geografico.
La proposta che essi stessi sin qui hanno sintetizzato definendola Alternativa Siciliana di Sinistra dispiace, però,  a molti, a partire dal Pd, per poi arrivare a quelle realtà che hanno rifiutato l’unità a sinistra sino a certo mondo neo-sovranista e al sicilianismo classico.
Sull’argomento abbiamo voluto sentire il nostro caro compagno Fabio Cannizzaro,49 anni, docente di Lettere, coordinatore regionale di Risorgimento Socialista ed espressione coerente della tradizione socialista federalista siciliana.

D - Fabio, quella che sostenete sembra un’alleanza abbastanza irrituale per voi socialisti?

R – Solo apparentemente. Del resto avrebbe ben poco senso guardare alla realtà siciliana d’oggi con le categorie politiche del passato. Oggi che in Sicilia cresce la povertà mista alla sfiducia nella politica, verso certa “politica politicata” è chiaro per noi socialisti di sinistra siciliani collaborare a definire le condizioni possibili di un’Alternativa all’esistente che venga sviluppata da sinistra. Ecco il perché del nostro posizionamento.

D - Taluni sostengono che non raggiungerete il quorum che la vostra sarebbe una mera battaglia di testimonianza, cosa rispondi a costoro?

R – E’ un vecchio leit motiv, quello ovvero di “etichettare” forze d’alternativa come la nostra come testimoniali, residuali e/o radicali. Sin dall’inizio ci attendevamo “analisi” di questo tipo, ciò che semmai mi fa riflettere che alcune di queste “critiche” vengono da settori della stessa sinistra. Imputo ciò ad una logica di competitività che costoro avrebbero dovuto e potuto superare. Prendo atto che così non è stato.  
Ciò significa, in concreto, che oggi, in Sicilia, esistono due idee, due prospettive che si richiamano alla sinistra. Una la nostra  d’Alternativa e un’altra più presa dal gioco degli equilibri, dei tatticismi siciliani e no. Tocca alle donne, agli uomini di sinistra di Sicilia decidere quale progetto di sinistra vogliono sostenere e vedere rappresentato al Parlamento siciliano dal 6 novembre prossimo.

D – E’ notorio il tuo impegno federalista come lo coniughi con quello dell’Alternativa Siciliana di Sinistra?

Niente di più facile e naturale, anzitutto il programma sociale ed elettorale della Alternativa Siciliana di Sinistra è un programma che stiamo elaborando in modo realmente aperto e plurale e dentro questa “cornice” ha trovato, da subito,  attenzione e rispetto l’idea di una Alternativa che partisse dai Territori, dalla realtà siciliana, ciò ha permesso, in assoluta discontinuità , che la sinistra tornasse a parlare della centralità dell’Autonomia siciliana in chiave di strumento per l’emancipazione di tutti i siciliani e non solo di ristrette èlite politico-burocratiche. In tale chiave fondamentale è la nostra proposta di portare a soluzione la Questione Siciliana, che sai è sempre stato il cavallo di battaglia della lotta di noi socialisti federalisti.



D – Ponete quindi un rapporto diretto tra Autonomia e Questione Siciliana?

R- E’ ovvio che sia così e lo facciamo da sinistra. Noi riteniamo l’Autonomia, e in particolare quella economico-finanziaria, lo strumento cardine per un cambiamento popolare in Sicilia, per la Sicilia, tuttavia l’autonomismo in sé non basterebbe a determinare questa trasformazione serve che lo strumento si metta al servizio di un processo ampio, coordinato che miri a portare a soluzione l’insieme di questioni sociali, economiche, politiche ed istituzionali che noi chiamiamo Questione Siciliana. Ecco qual è il rapporto.

D – Questa vostra prospettiva è avvicinabile a quelle parallele dei neo-sovranisti e dei sicilianisti – indipendentisti ?

R – Direi che l’equivoco non è possibile, a meno che non si usino le generalizzazioni come armi politiche per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Mi spiego meglio. Rispetto ai neo-sovranisti le nostre analisi sono diverse e diverse, senza ombra di dubbio, sono le premesse e quindi le soluzioni e i modi per ottenerle. Quanto al mondo sicilianista la loro analisi, di fatto, privilegia, di fatto, quasi esclusivamente il dato “nazionale” e pone  l'indipendenza come tesi di scuola e rinvia ogni riflessione sul dato sociale ad un domani futuro e affida ogni ipotesi di sviluppo per l’Isola alle virtù palingenetiche di una Zona Economica Speciale (Z.E.S.) che, oggi diversamente dal periodo che andava dagli anni ’60 ai ’90 del secolo scorso, finirebbe solo per favorire e arricchire il grande capitale finanziario, con la sua evidente portata neoliberista,  sbilanciando irreversibilmente una già traballante economia siciliana. 
Ecco i motivi per cui noi siamo alternativi sia alle solite proposte di destre, centristi e Pd ma anche alle cosiddette “alternanze”. Serve invece, cambiare scenario, serve l’Alternativa autocentrata e popolare che noi andiamo a rappresentare.

D – A tuo giudizio qual è oggi l’emergenza più importante da affrontare in Sicilia e se vincerete cosa farete per risolverla?

R – Ovviamente è il lavoro la vera assoluta emergenza. In questa prospettiva se dovessimo vincere le elezioni opereremmo per fare intervenire virtuosamente la Regione come centro di programmazione economica per il tessuto produttivo dell’Isola. Porremmo questioni come quelle della riconversione ecologica dell’economia e delle produzioni isolane, favoriremmo, senza tentennamenti, la produzione agricola , contrastando però, più e meglio, le infiltrazioni mafiose, favoriremmo l’impiego di uomini e risorse nel settore del riciclaggio virtuoso dei rifiuti. Sono, ovviamente, solo alcuni esempi. Tuttavia per ottenere tutto ciò occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso tutt’altro che sconfitto e che minaccia il futuro economico ed etico di tutti i siciliani onesti.

D-  Mi sembra naturale chiederti: cosa ne pensi dei Cinquestelle?

R – Non provo ne ho mai provato acredine per loro ma neppure penso che  possano rappresentare un concreto, duraturo cambiamento. Detto ciò credo sia giusto giudicarli per le scelte fatte,  che sino a questo momento non sono state, nella mia ottica, particolarmente interessanti.
Tuttavia rappresentano, in Sicilia,  anch’essi, a modo loro, una voglia di cambiamento forte.

D – In conclusione perché i socialisti siciliani dovrebbero scegliere di votarvi all’interno di questa alleanza e non orientarsi verso il PSI o altri succedanei simili?

R – Semplice, perché noi in coerenza, senza ripudiare nulla rappresentiamo la coerenza degli ideali socialisti, che non si alleano con i centristi, con le destre come è recentemente successo
Noi siamo socialisti, orgogliosi d’esserlo, in una coalizione in cui siamo riconosciuti e stimati proprio per questo. Ecco perché i compagni e le compagne socialiste in Sicilia dovrebbero votare per i nostri candidati dell’Alternativa Siciliana di Sinistra.



Franco Nizza

giovedì 29 giugno 2017

SIAMO SOCIALISTI SICILIANI E PER QUESTO LOTTIAMO!


A SINISTRA,PER I SICILIANI, PER I LORO DIRITTI, SENZA REMORE, E SENZA TATTICISMI!

La nostra presenza politica di socialisti federalisti siciliani è avvertita da taluni non come una ricchezza per la sinistra, per il socialismo, ma, semmai, come una sorta di “esoticità”da riconoscere o stigmatizzare a seconda delle varie contingenze tattiche.
È questo un orientamento che né accettiamo né avvalliamo da qualunque settore politico e/o personalità venga.
Siamo e restiamo profondamente convinti, infatti, che una posizione socialista di sinistra, oggi, in Sicilia, non possa e non debba prescindere da una attenta valutazione della centralità della Questione Siciliana e dallo studio delle sue possibili soluzioni.
Ben sappiamo che il nostro posizionamento attira le incomprensioni  di taluni e tuttavia è più che mai importante che su questa linea noi non si accettino compromessi o diluizioni.
Del resto la posta in gioco è così alta che prescinde dalle nostre beghe e chiama in causa non solo il futuro del socialismo e della sinistra bensì quello stesso dei diritti di chi in Sicilia vive e opera. Serve che ognuno di noi sappia e voglia assumere, in scienza e coscienza, l’onere e l’onore di sostenere i propri più intimi convincimenti.
Nel nostro caso si tratta di sostenere, senza remore, un modello di socialismo democratico, autogestionario e pluralista che riconosca e affronti, appunto, in un’ottica di sinistra, la Questione Siciliana; questione in sé non risolvibile né sovrapponibile, anche se simile, a quella Meridionale.
Non è del resto la stessa origine del socialismo siciliano intrisa, impregnata di questo inprinting federalista?
Pensiamo al movimento popolare dei Fasci siciliani dei lavoratori.
 Detto ciò i motivi, però, che debbono e possono spingere molti a sostenere la nostra prospettiva vanno ricercati più che altro nel presente e nel futuro.
Appare a molti evidente che si combatterà nella prossima legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Parlamento siciliano, uno scontro, lo scontro, forse, definitivo tra due concezioni antitetiche di Sicilia.
D’un canto appare sempre più evidente, spregiudicata la “gioiosa macchina da guerra” del neocentralismo centrista e tendenzialmente destrorso che vorrebbe mettere fine all’esperienza autonomistica, accusandola di tanti, anzi di tutti i mali ed errori perpetrati da certa partitocrazia decadente  di cui loro sono stata parte né piccola né politicamente innocente.
Dall’altro vi è un fronte, anch’esso eterogeneo, non unito né particolarmente ampio, che, per analisi e motivi diversi, difende lo Statuto, la “statutarietà” della Sicilia.
In questo settore, con una posizione ben dichiarata, ci poniamo noi socialisti federalisti di sinistra.
A scanso d’equivoci il nostro punto di vista non è né vuole essere equiparato all’analisi, oggi, offerta dal sicilianismo latamente inteso.
Diversamente da costoro noi pensiamo che la Questione Siciliana pur comprendendo in sé, come negarlo, anche una componente identitaria, nazionale, non sia soltanto una questione “nazionale” ma semmai un grumo complesso, inestricabile di questioni storicamente stratificate, nel tempo, conglobando in sé dati istituzionali, culturali, economici, politici e sociali
Detto ciò considerare la Questione Siciliana esclusivamente una questione nazionale porterebbe, in concreto, alla sua erronea valutazione impedendone, di fatto, la concreta, possibile soluzione.
Ciò non significa che noi si neghi la necessità, seria, solidale e socialmente sostenibile, di una utile, possibile riconsiderazione dell’assetto statuale della forma Stato Italia ma non in un’ottica meramente “nazionalista” che non affronti, per risolverle, le tante implicazioni sociali.
Chiarito ciò la nostra posizione è oggettivamente,invisa a molti, visto che non solo noi offriamo, da sinistra, un’analisi dell’Autonomia che pone essa in parallelo, a fianco della Costituzione, come presidio nell’Isola di spazi di democrazia e partecipazione, ma la offriamo, senza gelosie, all’intero corpo della sinistra siciliana che lavora per un’Alternativa di sistema rispetto ai modelli continuisti e neocentralisti oggi incarnati dal Pd e, in ultimo, dal “crocettismo” come sua declinazione tattica.
Non ci stranizziamo, dunque, se anche compagni che stimiamo, talvolta, sparano a palle incatenate contro le nostre posizioni.
 Se umanamente dispiace comprendiamo bene, però, la “ratio” politica  che li muove e/o ispira.
La nostra azione minaccia, di per sé, al di là dei nostri meriti oggettivi, di “inceppare” il “meccanismo”, messo in moto, che mira,appunto, nella prossima legislatura, a liquidare, meglio se senza clamore, l’attuale Costruzione autonomista sostituendola, per sottrazione, con qualche pletorico, quanto vuoto succedaneo placebico.
Noi che tutto siamo tranne che tacciabili di velleitarismo o estremismo rischiamo con la nostra azione di rendere evidente ciò che dovrebbe restare nella penombra della politica “politicata” palermitana e romana.
Ecco alcuni dei motivi per cui non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro punto di vista, alle nostre analisi, appunto, perché schiettamente siciliani ed ancorati ad una realtà sociale, umana che non si riprenderebbe dalla sottrazione odiosa di diritti che seguirebbe allo “scippo” statutario e che ci ricaccerebbe  in un nuovo, perverso ciclo politico-sociale di dipendenza neocolonialista.
Ecco perché non accettiamo compromessi, accomodamenti.
E del resto,se accettassimo siffatti accomodamenti che socialisti saremmo mai?

Sempre Avanti!


Fabio Cannizzaro

martedì 20 giugno 2017

PER L’ALTERNATIVA, PER UNA SICILIA EQUA, PER UNA PROPOSTA SICILIANA A SINISTRA!



Come socialisti di sinistra e convinti federalisti avvertiamo la necessità di recuperare rappresentanza politica alla sinistra isolana. E’ tempo di esprimere  socialmente ed istituzionalmente una reale alternativa, di scelte e metodi, rispetto ai modelli vigenti di governo dell’Isola.
Il fallimento evidente, conclamato dell’attuale esperienza di governo regionale dimostra, di fatto, l’incapacità del PD siciliano, che di questa è stato sostenitore e paladino, a pensare e soprattutto realizzare modelli alternativi rispetto alle usuali logiche di potere. Noi vogliamo, invece, offrire alle siciliane, ai siciliani, una Alternativa nella società come anche nel Parlamento siciliano.
Nel fare questo, come socialista di sinistra, avverto la necessità di dire che questo processo deve passare anche per una comune, condivisa autocritica rispetto agli errori compiuti dalla sinistra siciliana tutta.
Voltare pagina, superare divisioni, dissidi e non per un generico amore di bottega ma perché dobbiamo avere coscienza che la sinistra, in toto, va ripensata, riarticolata.
Le vecchie nostre divisioni, lecite, lasciano il tempo che trovano se rapportate ai reali, processi politici, economici e sociali che rischiano di schiacciare e umiliare i lavoratori, la gente che noi ambiamo a rappresentare.
Dobbiamo restituirci e restituire all’iniziativa di sinistra un solido collegamento con la realtà, con i bisogni del nostro elettorato tradizionale.
 Tutto ciò in Sicilia significa avere un progetto per l’Isola e ben comprendere quali possono essere le “leve” per realizzarlo.
In tal chiave ritengo che lo strumento possa essere, in continuità con la migliore tradizione della nostra gauche, il rilancio dello strumento autonomistico non come strumento di privilegio ma come occasione di sviluppo sociale e di soddisfacimento dei bisogni e diritti di tutti i siciliani.
 In tal chiave la nostra iniziativa deve esser volta non solo o non tanto a difendere, tout court, lo strumento statutario ma attraverso esso a risolvere, l’annosa , inaffrontata Questione Siciliana.
Dobbiamo avere la capacità politica e la dirittura etica di affrontare organicamente le ragioni profonde, variegate del non sviluppo dell’Isola.
E’ troppo facile attribuire il malo sviluppo solo alla mafia, ad un generico squilibrio interno o peggio a una sorta di antropologica incapacità dei siciliani a gestirsi. Non è così!
Le cause sono antiche, strutturali e strutturate ed essendo legate al peculiare divenire della nostra realtà richiedono soluzioni vocate che non ci separino o escludano dalla realtà del nostro tempo ma che finalmente incidano sul nostro GAP sociale.
Detto ciò è evidente che noi guardiamo ad una Sicilia altra, alternativa, antimafiosa, solidale, centro del Mediterraneo e centrale per un processo di pacificazione dell’intera area.
Noi guardiamo ad una Sicilia dove il lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori siano al centro dell’iniziativa politica.
Noi pensiamo ad una Isola sempre meno isolata che sappia però fare tesoro delle sue energie e tradizioni. Ecco per cosa io come coordinatore regionale di Risorgimento Socialista sono impegnato, ecco perché noi siamo impegnati a favorire, senza risparmiarci, un’alleanza unitaria a sinistra  sociale prima elettorale poi, che porti l’Alternativa, nei modi sopraindicati, al governo della Sicilia.

Se così non fosse se prevalessero i rachitismi, le gelosie, gli abitudinarismi allora ci condanneremmo tutti all’inessenzialità sociale e politica e regaleremmo il futuro della Sicilia alle vecchie e  nuove destre (vedi PD), al consociativismo, al governo di quel blocco immarcescibile di potere che vuole riproporsi nuovamente al “di-governo “ della nostra Isola. Possiamo permetterlo?


Fabio Cannizzaro 

lunedì 24 aprile 2017

IL VOTO FRANCESE E LA NECESSARIA RIORGANIZZAZIONE DELLA SINISTRA D’OLTRALPE

Abbiamo chiesto al compagno Fabio Cannizzaro, esponente del socialismo di sinistra siciliano, di commentare per il nostro blog i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi.

Buona Lettura!





Il voto di domenica 23 aprile per il primo turno delle elezioni presidenziali francesi offre a sinistra più di qualche occasione di riflessione. I risultati dei candidati di sinistra (Mélenchon, Hamon ma anche Poutou e Arthaud) assommano al 27,9% del corpo elettorale francese e tuttavia questa “somma” in sé, oggi, non ha alcun valore politico.
A urne chiuse con la stabilizzazione del dato elettorale, è più che mai il momento di riflettere non solo su quello che potrà o vorrà fare Mélenchon ma più in generale sulle scelte che è chiamata a fare l’intera sinistra francese. Si pone, ora, in tutta la sua rilevanza il tema del rapporto tra Mélenchon e Hamon che è poi il tema dei rapporti a sinistra in Francia.
A scanso d’equivoci devo scrivere che, diversamente da altri, io non credo, non ho mai creduto, che la situazione francese abbia o possa avere ricadute concrete sulla realtà politica italiana né che questa esperienza possa rappresentare un “paradigma” politico nella nostra Penisola.
Ero e resto convinto,invece, che le scelte che matureranno in seno alla gauche francese peseranno non poco sul futuro assetto del socialismo del Vecchio Continente.
Nello sviluppare questa breve riflessione credo sia necessario partire da Benoît Hamon , candidato presidenziale del PS francese, che ha ottenuto un ben magro 6,3%.
Sarebbe miope ed ingeneroso addossare il fallimento elettorale del partito socialista francese solo al candidato Hamon, anzi a ben vedere molte delle giuste critiche mosse al PSF non sono per nulla addebitabili al giovane candidato socialista che ha rappresentato all’interno dell’organizzazione socialista d’Oltralpe una sincera ma tardiva inversione di tendenza e linea.
Data per scontata la solidarietà elettorale “repubblicana” dei socialisti francesi al ballottaggio per Macron, resta tutto da affrontare il tema dei rapporti a snistra. Cosa accadrà ora in seno al PSF? Sarà Benoît Hamon a guidare il viatico post-voto di ciò che resta del PS dopo la sconfitta elettorale? Sono domande lecite che chiamano in causa la necessità, dopo lustri e lustri, di un nuovo, diverso “rassemblement” per e della sinistra d’Oltralpe.
Vorrà il socialismo francese mutare linea politica, superare quel filo-liberismo di cui il PSF, con Hollande e tanti altri dirigenti, si è fatto espressione e strumento? Il PS francese si autoriformerà? Lo farà anche oltre l’attuale articolazione? Domande tutte lecite a cui, al momento, nessuno è in grado di dare risposte né di prevedere quali saranno gli sviluppi interni al partito dei socialisti francesi. In attesa che le compagne e i compagni socialisti determinino e sviluppino i loro ragionamenti è e resta importante comprendere come il compagno Mélenchon, in forza del suo successo del 19,6%, modulerà le sue prossime mosse politiche. Saprà “capitalizzare” politicamente questo risultato, proiettandolo a sinistra oltre lo steccato delle diverse appartenenze?
Comunque la si pensi adesso la “palla” è nel campo di Mélenchon e, del resto, nessuno può negare che spetti a lui, in questa fase, dettare i temi dell’agenda politica a sinistra in Francia.
In questo processo Mélenchon saprà e vorrà includere anche il resto della sinistra francese, quella rappresentata elettoralmente , in queste elezioni, da Philippe Poutou e da Nathalie Arthaud e loro, a loro volta, sapranno fare sintesi?
La riconosciuta capacità politica, nelle prossime settimane, sarà messa alla prova dei fatti, come anche le diverse sinistre socialiste saranno chiamate, a loro volta, a offrire una sponda all’iniziativa di Mélenchon. L’obbiettivo è e resta quello di trovare una credibile, duratura sintesi politica ed organizzativa. Il processo si avvierà? Riuscirà? Lo vedremo a breve.
Resta poi da tenere nel giusto conto, a mio avviso,da sinistra,  un altro dato, ed è quello evidente di una destra estrema che elettoralmente oggi raccoglie in Francia non solo il 21,53% della Le Pen bensì un più ampio28,93& sommando insieme a quello della Le Pen il risultato (pari a quello del PSF) di Dupont-Aignant e quelli più modesti di Asselineau e di Cheminade. Tutto ciò significa che quasi il 30% dell’elettorato francese ha radicalizzato a destra il proprio voto. Se poi aggiungiamo a questo il voto centro-conservatore arriviamo ad un mera sommatoria di ben il 48,84%. Sono numeri, gli uni e gli altri, che hanno il loro peso politico e che una sinistra seria non può e non deve ignorare, oltre e al di là del prossimo risultato nella sfida al ballottaggio tra Macron e la Le Pen.


Fabio Cannizzaro